Un caffè con Bruno Torrisi

Un lungo curriculum, di cui citiamo solo alcuni lavori: dalle prime esperienze nel “Commissario Montalbano” a un ruolo per il grande schermo con Tornatore ne “L’uomo delle stelle”; dalla partecipazione alla produzione “Caso di coscienza 4 “ nei panni del procuratore Trapani, a “Il capo dei capi” nel ruolo di Ninni Cassarà, passando per il […]

Un lungo curriculum, di cui citiamo solo alcuni lavori: dalle prime esperienze nel “Commissario Montalbano” a un ruolo per il grande schermo con Tornatore ne “L’uomo delle stelle”; dalla partecipazione alla produzione “Caso di coscienza 4 “ nei panni del procuratore Trapani, a “Il capo dei capi” nel ruolo di Ninni Cassarà, passando per il film tv “I 57 giorni”, di nuovo con Luca Zingaretti , dove ha interpretato Vittorio Aliquò; e ancora nel film di Marco Tullio Giordana “Romanzo di una strage”, nel ruolo di Pio Alferano.
Attore del piccolo e grande schermo e attore di teatro. Capitano della nazionale Attori e Cantanti. Ma nonostante la sua lunga carriera, resta umile, affabile, lontano da quel cliché di divo snob e irraggiungibile.
Parliamo del siciliano Bruno Torrisi, un veterano nella fiction Squadra Antimafia, in cui interpreta dal 2009 il ruolo del questore Licata. Lo incontriamo per parlare del Bruno artista e per scoprire un po’ di più del Bruno uomo.


Bruno, quali lavori ti vedranno impegnato nel 2018?
«Dopo la fine di “Squadra Antimafia”, la mia attività televisiva sembra aver subito un rallentamento. Questo mi ha portato a riavvicinarmi al teatro e ciò non mi dispiace. Ho preso parte comunque ad altre produzioni televisive che vedremo quest’anno sulle reti nazionali, ma il mio lavoro in questo 2018 sarà indirizzato alla produzione di spettacoli. Inoltre ho ricevuto molte richieste da un pubblico amante del teatro che mi ha convinto a cimentarmi in quello che da tanto tempo è stato un mio desiderio: insegnare. Ho già vari corsi aperti che coinvolgono tutte le fasce d’età. L’anno comunque è iniziato bene: il 23 di gennaio sarò a Palermo con uno spettacolo davvero particolare che prende spunto da “La buona novella” di F. De Andrè, ideato da Francesco Giunta e Edoardo De Angelis, spettacolo musicale con tanti brillanti artisti. E poi repliche di spettacoli già da me prodotti assieme a mia moglie Marianna Cappellani e speriamo tanto altro».
Come si descriverebbe brevemente Bruno Torrisi come uomo e come attore?
«Domanda difficile, bisognerebbe chiederlo a chi già mi conosce. Descrivere se stessi è complicato. A guardarmi da fuori sembro un tipo ombroso, a cui non piace il chiasso e le grandi folle. Ci sono giornate in cui sono simpatico, solare e sorridente, ma il più delle volte è solo un modo per nascondere il mio lato più cupo. A volte sono chiacchierone, ma spesso preferisco stare zitto e ascoltare. Amo la solitudine, starmene a casa a rimuginare. Timido e riservato, non amo chi si vanta, né amo essere elogiato. Non nutro una grande considerazione di me stesso, né come uomo né come artista. Ho imparato a convivere con il mio carattere, insomma mi tollero. Come attore credo che potrei fare molto di più, come dicono certi insegnanti: “è intelligente ma non si applica”. Ci sono ruoli, personaggi che mi vengono meglio, ma tanti che sarebbe meglio non affrontassi. Mi piacciono le buone maniere, all’antica, preferisco le persone miti, insicure, con tanti dubbi come me; mi annoiano le persone sicure e decise che non cambiano mai opinione. Aborrisco l’arroganza e la prepotenza, così come la sbandierata saccenteria. Mi piace il coraggio anche se non credo di esser coraggioso, per dirla come Sciascia mi reputo un mezzo uomo».
A cosa ti piace dedicarti nei tuoi momenti di non lavoro?
«A molte cose, dipende dal periodo. Mi piace fare lavori con il legno, passeggiate in montagna, pescare, il cinema, la musica. Quando ero più giovane mi piaceva fare tanto sport. Leggo sì ma con moderazione, non riesco a stare fermo con un libro in mano per più di un’ora».
Il tuo pubblico, i tuoi fans sono…
«Amanti del genere poliziesco, molti giovanissimi, ma anche tanti adulti. Sono curiosi, mi chiedono indiscrezioni sulla trama, anticipazioni che chiaramente non posso rivelare, ma per loro chiedere è comunque un motivo di contatto. Molti mi salutano come se mi conoscessero da tanto tempo, alcuni mi baciano come fossi un parente, quasi tutti mi chiedono la foto. È incredibile la gentilezza che mi riservano quando mi incontrano, tanti mi offrono il caffè, mi salutano dalla macchina, è piacevole anche se ci sono momenti che preferirei non essere riconosciuto, ma la loro esuberanza alla fine mi gratifica e mi mette allegria».
I tuoi attori preferiti?
«Davvero tanti, sono pochissimi quelli che non mi piacciono. Dovrei fare un elenco estremamente lungo e sempre avrei il timore di scordarne qualcuno. Ma se devo proprio citarne uno direi Elio Germano. Ma ripeto, sono in tanti per me bravissimi come lui».
Un film che non smetteresti mai di vedere?
«Anche qui la lista è lunga: Le urla del silenzio, Blade runner, Cotton club, Apocalypse now, ma in questo momento mi farebbe piacere rivedere La famiglia di Ettore Scola. Dipende dall’umore, dallo stato d’animo».
Com’è la tua Catania?
«Una bomboniera caduta nel fango, una tazzina di preziosa porcellana sporca. Mi piacerebbe poterla vedere pulita, brillante come merita».
Sei sposato con il soprano Marianna Cappellani. In casa vince il cinema o la musica?
«Nessuna competizione, quindi non vince nessuno, posso dire però che piacevolmente la musica a casa mia non manca mai».
Un messaggio alla tua piccola Michela?
«Che la amo più della mia vita e che tutto quello che faccio e che farò sarà per lei. Spero di essere un buon padre e vorrei mi perdonasse un giorno se non lo sarò stato abbastanza».

Tiziana Campo

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